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| I monumenti del tardo barocco |
| Il centro storico di Ragusa |
Il vecchio abitato
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La ricostruzione dell'antico abitato procedette con maggiore
lentezza anche perche' alcune parti rimasero a lungo inedificate,
come lo spazio in cui sorgeva il castello, quello attorno alla
vecchia chiesa di S. Giovanni e quello ad est dell'abitato, tra
il convento dei Cappuccini, e il convento di S. Maria di Valverde
in cui si riedificarono solo le chiese.
Tra i nuovi edifici ci sono le case di Margherita Lorefice, ricostruite
nel febbraio del 1694, nei pressi della Porta di Modica, la nuova
chiesa del Convento di S. Maria di Gesu', "demolita
e devastata dal terremoto" e la nuova chiesa di S. Giorgio,
costruita nell'ottobre dello stesso anno, accanto alle rovine
della vecchia chiesa, di cui "rimaneva ancora in piedi la
porta maggiore con parte dell'affacciata, le cappelle di S. Giorgio
e della Nativita' e parte del Cappellone".
Questa nuova chiesa, utilizzata per il culto fino al 1739, venne
costruita da un gruppo di "murifabri" di Caltanissetta,
Geronimo e Santo Giafre' e Michele Nicolosi, incaricati
dai procuratori di S. Giorgio di "construere et edificare
unum novum templum intus venerabilem Matricem Ecclesiam Sancti
Georgii, demolitam et devastatam ab orribilem terraemotum".
Fu soltanto nella seconda meta' del secolo XVIII che avvenne
una modifica sostanziale dell'assetto urbano che aveva conservato,
pressoche' invariato, le stesso impianto di stampo medievale
precedente al terremoto.
Nel 1738, venne decisa la ricostruzione della chiesa di S. Giorgio
spostandola in una posizione piu' centrale rispetto all'abitato,
nel luogo occupato dalla chiesa di S. Nicola. Del progetto venne
incaricato l'architetto Rosario Gagliardi che realizzo'
in quell'anno "il disegno della nuova chiesa" di cui
il 25 ottobre 1739 viene posta la prima pietra.
Davanti alla nuova chiesa esisteva un ampio spiazzo in cui, prima
del terremoto, sorgevano alcuni palazzi appartenenti a D. Fabio
Castellet, al Cavaliere di Malta Fra Francesco Arezzo, al barone
Campolo ed al Barone di Furmica, che prospettavano tutti sulla
"Cioncata", la strada principale della citta'
medievale.
Crollati col terremoto, i palazzi non erano stati riedificati
perche' le famiglie dei proprietari si erano estinte o non
risiedevano piu' a Ragusa.
Per una serie di complesse vicende ereditarie, nella prima meta'
del secolo XVIII, tutta la zona era di proprieta' del Barone
di S. Biagio, don Claudio Arezzo Caggio, il quale aveva costruito
il proprio palazzo sulla casa del barone Campolo, primo marito
della moglie Aloisia Arezzo, lasciando il resto inedificato.
Alla sua morte il palazzo e l'area circostante vennero ereditati
dai figli Giuseppe, barone di S. Biagio e Domenico, barone di
Cardinale.
Quest'ultimo, nel 1742, durante i lavori per la costruzione della
chiesa di S. Giorgio, dono' alla chiesa di S. Giorgio un
orto ed un cortile posti davanti al suo palazzo e confinanti col
"piano del barone di S. Blasi", suo fratello, per "edificarvi
il piano della detta chiesa", come veniva chiamato allora
il sagrato.
Questo fu il primo nucleo della grande piazza che venne completata
negli anni successivi, quando anche il resto del vasto spazio
aperto, "per uso del signore di S. Blasi" venne acquisito
per uso pubblico.
Attorno al nuovo spazio urbano, nei primi anni del secolo XIX
vennero costruiti o ricostruiti i palazzi di alcune delle famiglie
piu' in vista della citta' come quelli del duca di
S. Filippo, Arezzo Grimaldi, costruito nella prima meta'
del secolo, sull'antico palazzo del barone di S. Biagio, quello
coevo di don Giorgio Arezzi Grimaldi, quello edificato alla fine
del '700 dal dott. Salvatore Castro, poi passato, nell'800 alla
famiglia Capodicasa ed infine il palazzo del barone Ingrassotta,
poi la Rocca, edificato intorno al 1845.
Dall'altro lato della piazza invece furono costruiti il Circolo
di Conversazione, nel 1858, seguito dal palazzo del marchese Maggiore
di S. Barbara, edificato intorno al 1844, quello di don Domenico
Arezzo costruito nel 1816, e poi quelli del Can. Cosentini e di
D. Saverio Nicastro edificato agli inizi dell'800. L'ultimo intervento
di rilievo avvenne agli inizi del secolo XX con l'apertura della
"strada Castello vecchio", oggi via dott. Solarino,
che provoco' lo sventramento del palazzo del duca di S.
Filippo e l'edificazione di tutta l'area in cui insistevano le
rovine dell'antico castello su cui sorsero il villino Arezzo ed
il grande edificio del Distretto militare.
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I testi
e le immagini sono state estratte dal libro: "I Monumenti del
Tardo Barocco di Ragusa" per gentile concessione della T.N.G.
srl - NONSOLOGRAFICA. Le foto sono di Francesco e Stefano Blancato,
i testi di Giuseppe Antoci I diritti di autore sulle immagini
e sui testi sono di esclusiva proprieta' della - NONSOLOGRAFICA srl -
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