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| I monumenti del tardo barocco |
| Il centro storico di Ragusa |
Tra continuita' e innovazione
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All'indomani del terribile terremoto del 1693, dopo aver dato
degna sepoltura ai morti, recuperato dalle macerie cio';
che si poteva ancora recuperare e fatto il conto degli ingenti
danni, i cittadini di Ragusa, dovettero decidere in merito alla
ricostruzione della citta'. La storiografia locale riporta
che, in quei giorni, si tenne una sorta di Consiglio dei cittadini
in cui vennero esaminate tre proposte: la prima prevedeva
la ricostruzione delle case nello stesso sito della citta'
distrutta, la seconda prevedeva lo spostamento dell'abitato nella
contrada "del Patro", una spianata a poca distanza dall'antico
centro, leggermente inclinata e delimitata da due stretti valloni,e
la terza infine, prevedeva lo spostamento della citta',
verso il mare, nella contrada di Cutalia.
Scartata subito quest'ultima, in quanto il sito era considerato
troppo lontano, si discusse a lungo, attorno alle altre due ipotesi,
senza tuttavia, giungere ad un accordo. Una parte dei cittadini,
guidata dal ceto nobiliare, conservatore e legato alla tradizione,
decise a ricostruire le proprie case nell'antico sito, mentre
un'altra parte, guidata dal ceto borghese ed imprenditoriale,
piu' ardimentoso e proiettato verso lo sviluppo della citta',
decise di costruirle nel nuovo sito "del Patro".
Il racconto tradizionale, a dire il vero non supportato da alcun
riferimento documentario, se da un lato potrebbe essere verosimile,
dato che tali assemblee popolari si tennero effettivamente in
altri centri, come Giarratana, Avola e la stessa Noto, dall'altro
non risulta convincente, a mio parere, per le motivazioni che
avrebbero giustificato la decisione di costruire due centri abitati
a poca distanza l'uno dall'altro, caso unico in tutto il vasto
comprensorio del Val di Noto.
Una piu' attenta lettura della situazione sociale della
citta' prima dell'evento sismico, alla luce delle recenti
ricerche documentarie, ci mostra che dietro la singolare scelta
non ci fu il contrasto tra una nobilta' di stampo feudale,
attaccata ai propri privilegi, ed i nuovi ceti imprenditoriali
agricoli, i cosiddetti "massari", quasi una borghesia
ante litteram, aperta alla novita' e fonte di progresso,
come ci ha voluto tramandare la storiografia locale, ma ci fu
il contrasto tra gruppi di famiglie che da circa un secolo si
contendevano la leadership cittadina. Infatti, a partire dalla
fine del secolo XVI e poi per tutto il secolo XVII, scomparse
o ridimensionate le antiche famiglie di origine feudale normanna
o catalana, erano emersi nuovi gruppi familiari che avevano accumulato
ingenti patrimoni, grazie all'istituto dell'enfiteusi delle terre
del Conte di Modica, e che erano in lotta tra loro per il potere.
Ad agitare le acque, contribuiva il contrasto di preminenze tra
le due chiese principali, S. Giorgio, la matrice della citta',
e S. Giovanni Battista, che vantava anch'essa antichi diritti
matriciali. Visto lo stretto legame tra amministrazione civile
ed ecclesiastica che vigeva in Sicilia a quel tempo, le preminenze
religiose assumevano un elevato valore sociale e potevano essere
facilmente strumentalizzate al servizio degli interessi dei gruppi
in lotta per il potere cittadino. Ecco che le famiglie costituivano
due partiti: i "Georgesi" o "Sangiorgiari"
e i "Giovanniti" o "Sangiovannari", che si
professavano "affezionati" dell'una o dell'altra chiesa,
difendendone gli interessi, veri o presunti, conculcati dalla
parte avversa.
Accresceva i problemi il fatto che le due chiese, pur essendo
entrambe parrocchie, fin dal 1389 , per iniziativa del Vescovo
di Siracusa, Tommaso Erbes, erano state unite "aeque principaliter"
nella persona di un unico parroco il quale, normalmente, risiedeva
nella chiesa madre di San Giorgio per cui veniva accusato dagli
amministratori della chiesa di S. Giovanni di lederne i diritti.
Negli anni precedenti al terremoto, il partito "Sangiovannaro"
i cui membri avevano avuto un ruolo rilevante nel primo
trentennio del secolo XVII, si trovava in una fase discendente
ed aveva subito alcune pesanti sconfitte come la breve separazione
dalla chiesa S.Giorgio, concessa dalla Santa Sede con la nomina
del parroco Ascenzio Gurrieri, ma subito annullata per la decisa
opposizione del parroco di S. Giorgio, Giambattista Bernardetto,
che non voleva rinunciare a reggere insieme le due parrocchie,
e che alcuni anni dopo impose che nella intestazione dei documenti
della parrocchia di S. Giovanni si aggiungesse il titolo "subjective"
cioe' sottomessa alla chiesa madre di S. Giorgio.
In questo stato di cose, il terremoto e la successiva ricostruzione
vennero visti dai "Sangiovannari", come una occasione
per conquistare la propria autonomia e poter gestire a modo loro
lo spazio urbano e quello economico.
Per questo motivo, pochi giorni dopo il terremoto, trasferirono
la sede parrocchiale in una baracca di tavole di legno costruita
al centro del "piano del Patro", su un terreno di proprieta'
dell'Opera pia della "Messa dell'Alba", antica e ricca
opera assistenziale che alla stessa chiesa faceva capo. La determinazione
della scelta, che non ammetteva alcun ripensamento e' testimoniata
dal trasferimento immediato nella nuova sede di tutti gli arredi
che si poterono recuperare dalle macerie della chiesa antica,
compresa la cinquecentesca statua in pietra di S. Giovanni, al
centro della devozione popolare e punto di riferimento per i parrocchiani.
Attorno alla chiesa, sempre nei terreni della "Messa dell'Alba"
e di altre Opere pie come la "Cassa dell'Elemosina",
che aveva sede nella chiesa di S. Maria delle Scale, si trasferirono,
numerosi parrocchiani che vi costruirono baracche di legno e case
in "petra a sicco".
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I testi
e le immagini sono state estratte dal libro: "I Monumenti del
Tardo Barocco di Ragusa" per gentile concessione della T.N.G.
srl - NONSOLOGRAFICA. Le foto sono di Francesco e Stefano Blancato,
i testi di Giuseppe Antoci I diritti di autore sulle immagini
e sui testi sono di esclusiva proprieta' della - NONSOLOGRAFICA srl -
Ne e' vietata la riproduzione sistematica, anche parziale, con
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