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| I monumenti del tardo barocco |
| I 18 monumenti riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanita' |
Chiesa di Santa Maria dell'Itria
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Sorta con molta probabilita' nel sec. XIV, al centro dell'antico
quartiere ebraico di "Cartellone", la chiesa
apparteneva all'Ordine dei Cavalieri di Malta e precisamente alla
Commenda di Modica-Randazzo, fondata dai conti di Modica della
famiglia Chiaramonte, come indica la presenza delle caratteristiche
croci ottagone nel portone d'ingresso, nella cantoria dell'organo
e nell'altare maggiore.
Era dedicata al Santo Vescovo Giuliano l'Ospedaliere, poiche';
aveva annesso un "hospitium" per l'accoglienza dei
viandanti e degli ammalati. Tuttavia, poiche' vi si venerava
una immagine della Madonna dell'Itria (dal greco Odygitria che
significa colei che indica il cammino), la cui devozione e'
molto diffusa in Sicilia, ben presto la chiesa fu ad essa intitolata.
Poco o nulla danneggiata dal terremoto del 1693, nella prima meta'
del XVIII secolo, l'antica chiesa fu ampliata e ricostruita in
stile barocco diventando uno dei luoghi di culto piu' importanti
del quartiere.
La facciata, completata nel 1740, ha una impostazione al quanto
classicista ed accademica. Nel primo ordine si aprono
tre portali caratterizzati da cornici aggettanti e decorazioni
in pietra calcarea intagliata a motivi floreali e a festoni. A
fianco si innalza la torre campanaria coronata da una balaustra
a pilastrini e sormontata dal tamburo ottagonale che termina con
una cupoletta costolata.
Le pareti del tamburo ospitano otto riquadri in terracotta policroma
datati 1754, con la raffigurazione di grandi vasi di fiori di
gusto rococo'.
L'interno, a pianta basilicale, e' diviso in tre navate
da due file di colonne in pietra calcarea con capitello corinzio,
che
reggono otto archi a tutto sesto: sull'arco trionfale del
presbiterio la data 1739 indica la conclusione dei lavori.
Particolarmente interessanti sono i cinque altari delle navate laterali ricchi
di sculture ed intagli, realizzati tra il 1741 e il 1758 dagli
scultori ragusani della famiglia Cultraro.
Quelli di San Giuliano e del Crocifisso, che sono i piu'
antichi, si caratterizzano per un'esuberante decorazione scultorea
con ghirlande di fiori e frutti che arricchiscono anche le belle
colonne tortili mentre quelli dedicati a San Biagio e alla Sacra
Famiglia risalenti al 1758, si distinguono per uno stile molto
piu' raffinato ed originale, di ispirazione rococo'.
Di dimensioni maggiori ma di impostazione piu' accademica
risulta l'altare del presbiterio, il cui modello venne fornito
agli scultori dal rettore della chiesa, il rev. Don Francesco
Donzelli nel 1743 e in cui si trova inserita una grande tela raffigurante
la Madonna dell'Idria.
All'inizio della navata destra si apre la cappella dell'Addolorata
realizzata nel secolo XIX sull'area in cui sorgeva l'antica chiesa,
di cui restano alcune cornici intagliate che ornano la porta d'ingresso
ed un pilastro esagonale murato nella parete dell'adiacente sacrestia.
Sul pavimento della chiesa si trovano tre lastre tombali in pietra
pece che indicano rispettivamente le sepolture del popolo, del
clero e della famiglia Cosentini, che aveva lo jus patronato sull'altare
del Crocifisso.
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I testi
e le immagini sono state estratte dal libro: "I Monumenti del
Tardo Barocco di Ragusa" per gentile concessione della T.N.G.
srl - NONSOLOGRAFICA. Le foto sono di Francesco e Stefano Blancato,
i testi di Giuseppe Antoci I diritti di autore sulle immagini
e sui testi sono di esclusiva proprieta' della - NONSOLOGRAFICA srl -
Ne e' vietata la riproduzione sistematica, anche parziale, con
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