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Il Castello di Donnafugata


Marina di Ragusa
Marina di Ragusa


Dicono di Noi


Famiglia Cristiana N° 26

Storia di un "miracolo" alla siciliana costruito con pazienza nel tempo

Ragusa capitale. Delle donazioni

di Delia Parrinello
Con medie da record europeo, la provincia fornisce sangue a tutta la regione. Merito di un pugno di persone molto ostinate, e di un'educazione capillare.
Il caso, unico in Italia, e' un piccolo paese siciliano della provincia di Ragusa, Giarratana, dove, tolti i malati, gli anziani e i bambini, che vengono esclusi per legge, tutti i cittadini sono donatori di sangue dell'Avis: settecento donatori su tremila abitanti. Per norma dell'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), dovrebbero essere il 2 per cento, ossia 60, e invece a Giarratana sono settecento.
Ma e' l'intera provincia, e soprattutto il capoluogo Ragusa, che si colloca al primo posto nella classifica italiana della donazione e ha la palma del numero uno: e' in Italia la provincia con il piu' alto indice di donazioni.
Una collocazione sorprendente, perche' avviene in un Sud finora poco avvertito, agli ultimi posti per donazioni di organi e di sangue. Nel Ragusano ci sono sedi Avis in 16 diversi Comuni, anche questo e' un primato, ed e' a Ragusa il piu'' grande centro trasfusionale del territorio nazionale. Da questo Centro la provincia offre sangue a tutta la Sicilia, poco meno della meta' del fabbisogno regionale viene coperto da Ragusa. Picco da record, e basta guardare la mappa italiana con i colori della donazione: tutte rosse le regioni del Nord, dove si raggiungono o quasi le medie europee, e tutto azzurro il Sud, con una sola chiazza rossa, la provincia di Ragusa, capitale italiana della donazione.
I dirigenti dell'Avis e del Centro trasfusionale dicono che il segreto del sangue ragusano parte da lontano, sta nell'opera di sensibilizzazione portata avanti da un gruppo di volontari nelle scuole e in tutti i luoghi frequentati dai giovani.
«L'uomo rimane l'unico produttore»
«E oggi ci ritroviamo donatori che abbiamo contattato e controllato quando erano in terza elementare».
A Ragusa lo insegnano pure ai bambini: «Fino a quando non lo produrra' la Fiat, l'uomo resta l'unico produttore di sangue e la donazione e' uno dei parametri sui quali si misura la civilta'». Una ventina d'anni fa, qui il sangue si vendeva, come in tutta la Sicilia e sul territorio nazionale. C'era la fila dei parenti dietro le sale operatorie, amici pronti a donare, e in carenza di parenti c'erano i venditori.
La contrattazione del prezzo, il braccio di ferro fra la vita e la morte e nessuna garanzia sulla "salute" del sangue acquistato. Se le ricorda bene, il dottor Pietro Bonomo, quelle file di offerenti che arrivavano all'ospedale: «La legge allora consentiva l'acquisto del sangue e io pagavo la gente per averlo, prendevo anche l'ultimo arrivato che dava il suo sangue perche' innanzi tutto c'erano l'emergenza e la vita dei pazienti. Dal 1990 chi vende sangue rischia l'arresto».
Adesso il dottor Pietro Bonomo e' il direttore sanitario di una struttura all'avanguardia, la piu' grande in Italia, il Centro trasfusionale dell'Ospedale Civile, 3.500 metri quadri di padiglioni corsie. Inaugurato da poche settimane, esporta sangue in tutta l'isola e, solo quest'anno, per settecento volte ha seguito con i flaconi i parenti dei donatori stabili che sono stati operati fuori sede.
«Abbiamo sensibilizzato la societa' civile e fatto capire l'importanza della donazione di sangue: oggi lo dai, domani hai diritto a riceverlo anche per i tuoi parenti». I numeri di Ragusa: «Quaranta donatori ogni mille abitanti, il doppio della media siciliana e oltre la media della Lombardia, che è di 37,38 donatori. I donatori periodici sono 7.600».
Ma il vero segreto e' nelle campagne per la donazione che l'Avis e il Centro trasfusionale hanno condotto nelle scuole, nei bar, nei cinema, con pubblicita' sulle emittenti locali, con iniziative sportive, spettacoli: «Tutto per noi va bene se incentiva le donazioni», dice il dottor Bonomo.
I bambini di Ragusa vanno in classe e trovano la maestra che parla della donazione, vanno all'oratorio e trovano il parroco che spiega il valore etico e sociale dell'iniziativa.
«Ed e'cosi', lavorando anche dieci ore al giorno, che oggi siamo i primi in Italia», racconta uno dei pionieri della donazione, Vittorio Schininà, ex infermiere in pensione: «E' cosi' che si incentiva la donazione, con la passione e con l'entusiasmo. A Giarratana, per esempio, l'Avis ha accantonato negli ultimi anni duecento milioni, che destinera' all'acquisto di una propria sede». E a Ragusa studiano anche gli incentivi per i donatori. «Un esempio», dice Schinina', «e' quello dei disagi di orario e di parcheggio che scoraggiano le donazioni: abbiamo scoperto che se i medici sono pronti a ricevere i donatori fin dal mattino presto, prima che inizi l'orario di lavoro, e se c'e' facilita' di posteggio, il donatore non ha alibi. Dunque i nostri operatori sono disponibili fin dalle 7.30 e abbiamo ottenuto dal Comune una serie di parcheggi davanti alla porta, riservati ai donatori. In mezz'ora fanno tutto e poi vanno in ufficio, o ad aprire i negozi».
L'avventura di Ragusa e'iniziata nel 1978, ma e' 17 anni fa che e' partita la grande corsa. Due infermieri al bar, al banco del caffè, uno e' Schinina', parlano di una donna che deve partorire, ha problemi di coagulazione del sangue, il parto deve avvenire a Roma, l'ostetrico cerca donatori.
«Torno a casa e alle due di notte mi telefona il dottor Pietro Bonomo», ricorda Vittorio Schinina', «mi mette all'erta, servono immediatamente 10 donatori pronti a prendere il treno. Il centro Avis allora era in fase di avvio, sveglio una decina di persone, ne sveglio altre cinque per l'eventualita'che il bambino a rischio di cecita' avesse bisogno di trasfusioni attraverso il cordone ombelicale. Tutto e' andato bene e da li' siamo partiti per il record italiano».
Adesso Schinina' incontra per strada quel bambino, che ora ha 17 anni, e ogni volta c'e' sempre la stessa battuta: «Tu, dovresti chiamarti Avis».


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